Verona Mountain Film Festival 2025

La nuova edizione del Verona Mountain Film Festival 2025 si terrà dal 18 al 22 febbraio 2025 nella storica sede del Palazzo della Gran Guardia di Verona.

Il Festival, promosso da CAI Verona con l’organizzazione e la direzione artistica di Montagna Italia, ha come tematica la montagna e l’importanza che riveste a livello globale: si parlerà di alpinismo, dei ghiacciai, di sostenibilità, del cambiamento climatico, dell’ambiente e del territorio delle cosiddette “terre alte del mondo”.

Il Verona Mountain Film Festival promuove un concorso cinematografico internazionale aperto a registi, case di produzione e filmmaker che hanno eletto a soggetto principale delle proprie opere la montagna, i suoi paesaggi, le tradizioni e la cultura dei popoli che la abitano.

Il Verona Mountain Film Festival, nato nel 2016, riunisce in un unico format serate evento e proiezioni di film; si rivolge sia ai cinefili che agli appassionati di montagna, ed ha l’obiettivo di promuovere l’ambiente montano ed i valori che lo contraddistinguono.

L’intenzione del Verona Mountain Film Festival è quella di valorizzare la città di Verona e avvicinare i giovani alla montagna.
Verona Mountain Film Festival vuole essere un evento del territorio, un dono per la città di Verona, visto l’ingresso gratuito a tutte le serate, in una location esclusiva nel centro della città.

I responsabili:

Alessandro Camagna

Associazione Montagna Italia

martedì 18 febbraio

In serata inaugurale, il 18 febbraio, come di consueto si esibirà il Coro Scaligero dell’Alpe del Cai di Verona.

A seguire, Alessandro Camagna, Presidente del Cai Verona, presenterà il programma dei festeggiamenti della sezione scaligera ed il video realizzato in occasione dei 150 anni dell’associazione.

Mercoledì, giovedì e venerdì verranno trattate alcune tematiche da parte del Cai Verona:

  • 19 febbraio: Montagnaterapia
  • 20 febbraio: Commissione medica
  • 21 febbraio: Alpinismo giovanile

sabato 22 febbraio

Sabato 22 febbraio, serata finale, oltre alla Cerimonia di premiazione dei Concorsi cinematografico e fotografico del Festival, alla presenza dei Partner dell’evento e degli autori delle opere vincitrici, verrà proiettato il film fuori concorso

“Everest senza ossigeno” di Jesper Ærø (Danimarca | 2021 | 81′)

 

Più di 5.000 alpinisti hanno raggiunto la cima dell’Everest, ma solo poco più di 200 lo hanno fatto senza ossigeno, e molti sono morti provandoci. Rasmus sogna di diventare il primo danese a raggiungere il limite più alto del mondo senza una bombola sulla schiena. Una violenta tempesta sta per porre fine alla sua sfida, ma Rasmus resta determinato a raggiungere la cima della montagna più alta del mondo. Inseguire il suo sogno estremo si trasforma però in ossessione.

Film in concorso

  • Into the (un)known (42’, 2023, Nick Danielson, Spagna, sottotitoli italiano)

A volte, per mettere alla prova i limiti, è necessario guardare un luogo familiare in un modo nuovo. Quando Kilian Jornet è tornato nei Pirenei, dove aveva trascorso del tempo con la sua famiglia da bambino, sapeva di voler sfidare sé stesso in un modo che fosse tanto estetico quanto fisico e mentale. Con l’aiuto dei guardiani delle baite locali, degli amici e di una traccia GPX approssimativa da seguire, Kilian ha attraversato la catena montuosa, collegando tutte le principali vette da 3000 m in soli 8 giorni. Lungo il percorso ha notato prove di ritiro dei ghiacciai, ha sperimentato l’offuscamento dei giorni e delle notti e ha riscoperto le montagne della sua madrepatria.

  • I custodi dei confini (48’, 2023, Luigi Tassi, Italia, italiano)

Dalla Cresta Carnica tra Veneto e Tirolo Orientale austriaco, passando per i valichi che dividono il Bellunese dal Sudtirolo nelle Dolomiti di Sesto, alcune riflessioni portano a rianalizzare il significato del termine “confini”. Non più linee divisorie, ma aree di incontro e scambio tra varie “alterita” etnolinguistiche, etnosacrali ̀ ed etnopolitiche determinate dal tragico lascito dell’antiutopia dei nazionalismi. Ciò che per alcuni divide, la lingua, gli usi, la religione, l’appartenenza regionale o statale va in realtà visto come particolarità, ricchezza portata in dote da popolazioni che vivono contatto. Rifugi e rifugisti “di frontiera” sono i testimoni del cambio di ruolo da “guardiani” a “custodi” di un’area di nuove identità europee.

  • The great white whale (104’, 2023, Michael Dillon, Australia, sottotitoli italiano)

In mezzo all’Oceano Antartico, a metà strada tra l’Australia e l’Africa, un vulcano innevato, alto 2.745 metri, sorge dal mare come una Grande Balena Bianca. Per cinque volte la montagna ha tentato di uccidere il gruppo che per primo ha provato a scalarla. Eppure, ancora una volta levano l’ancora, navigando nelle acque più insidiose al mondo, questa volta con il leggendario Bill Tilman come capitano. Questa è la storia straordinaria di entrambe le spedizioni, raccontata da chi le ha vissute; uno di loro canta le gesta di questi impavidi avventurieri, per dare giustizia a questo viaggio epico.

  • Give Back (23’, 2023, Matteo Mocellin, Italia, italiano)

Give back è un documentario avvincente che esplora il mondo del soccorso in montagna, mettendo in luce il ruolo vitale svolto dai professionisti dedicati nel garantire la sicurezza di coloro che ne hanno bisogno. Attraverso racconti personali, interviste illuminanti e suggestivi elementi visivi, il film dipinge un vivido ritratto delle sfide associate al soccorso in montagna.

  • Open your eyes (8’, 2023, Michael Gaddini, Italia, no dialoghi)

Tutti noi sappiamo quant’è piacevole immergersi in un bosco: il vento che accarezza gli alberi, l’odore della terra bagnata, i raggi di sole che filtrano tra le foglie… tutto è come dovrebbe essere, in un virtuoso equilibrio naturale. Ma quand’è stata l’ultima volta che ti sei immerso nella natura? Semplicemente ad osservare e ad ascoltare? – Questa è la domanda che ho voluto rivolgere allo spettatore mentre montavo il video

  • Monte Corno (72’, 2024, Luca Cococcetta, Italia, italiano)

Il 19 agosto del 1573 Francesco De Marchi scala il Corno Grande realizzando un’impresa epica per il suo tempo: raggiungere una vetta per la curiosità di salire quella che lui riteneva la montagna più alta d’Italia. Intrecciato alla fiction vi è un racconto documentaristico in cui esperti e conoscitori dell’impresa, come Vincenzo Brancadoro, gli storici Stefano Ardito e Roberto Mantovani, l’alpinista Hervè Barmasse, il geologo Mario Tozzi, ci parleranno, sui luoghi stessi della scalata alla vetta del Gran Sasso. Protagonista assoluto è il Gran Sasso d’Italia, il massiccio montuoso più alto degli Appennini.

  • Abriendo Camino vol. II: Groenlandia (29’, 2024, Juan Miguel Ponce, Spagna, sottotitoli italiano)

In questo accattivante secondo capitolo del progetto “Opening Path”, il coraggioso team femminile di alpiniste della FEDME intraprende un’emozionante spedizione per esplorare le maestose montagne lungo la costa orientale della Groenlandia. La spedizione si svolge in un campo base autogestito che si estende per un impressionante periodo di 30 giorni. Questo campo funge da epicentro strategico da cui gli intrepidi alpinisti pianificano ed eseguono le loro incursioni sulle imponenti vette della regione. L’autogestione aggiunge un ulteriore livello di abilità e resilienza al canale, evidenziando la capacità del team di adattarsi ed eccellere in condizioni avverse.

 

  • The icing on the cake (20’, 2024, Alberto Collantes, Spagna, sottotitoli italiano)

Nel giugno 2023, Eric de Cima e Marta Jiménez hanno completato il primo BASE jump della storia dal Torreón de Galayos nella Sierra de Gredos. Questi due parapendisti sono saliti fino al punto di uscita per saltare lungo il leggendario percorso di Teógenes. Questa è stata la stessa via utilizzata dagli alpinisti Teógenes Díaz e Ricardo Rubio per la prima salita del Torreón de Galayos nel 1933.

 

  • L’Europa in cresta (13’, 2024, Stefano Poletti, Svizzera, italiano)

Il film documentario segue un viaggio avventuroso alla scoperta delle montagne e delle creste meno conosciute d’Europa, esplorando luoghi che la maggior parte delle persone tende a evitare o a trascurare. Oltre all’aspetto sportivo, il documentario esplora anche un lato spirituale, evidenziando come la montagna possa essere un luogo di concentrazione e meditazione, soprattutto in situazioni pericolose.

 

  • Ritorno al Breithorn (30’, 2024, Dario Tubaldo e Luca Cusani, Italia, italiano)

Ogni anno in Italia circa 100 persone vengono travolte da valanghe mentre sono in alta montagna. Nel 2014 una valanga ha travolto Dario Tubaldo, regista e filmmaker lombardo, mentre stava girando un documentario sullo snowboard alpinismo, lasciandolo miracolosamente illeso. Dieci anni dopo “Ritorno al Breithorn” è la storia del viaggio di Dario verso il luogo dell’incidente per riflettere sulla montagna, i suoi rischi e la sua bellezza, accompagnato da vecchi e nuovi amici: Stefano Fontanelle, pionere dello snowboard alpinismo in Valle d’Aosta; Ettore Personnettaz, freerider valdostano protagonista di discese estreme in splitboard, e Shanty Cipolli, giovane Guida Alpina valdostana.

  • Piz Trovat (25’, 2024, Stefano Poletti, Svizzera, italiano)

Il film mostra la meraviglia del Canton Grigioni, con le sue vette maestose e panorami mozzafiato. È un viaggio che il regista ha intrapreso con la compagna, mentre percorrevano le creste dell’Engadina. Un’avventura nata per caso e che si è rivelata tra le più divertenti del 2024, immersi in un paesaggio che invita alla riflessione e alla scoperta, perfetto per chi ama la montagna e la sua storia.

Film in concorso

martedì 18 febbraio

A volte, per mettere alla prova i limiti, è necessario guardare un luogo familiare in un modo nuovo. Quando Kilian Jornet è tornato nei Pirenei, dove aveva trascorso del tempo con la sua famiglia da bambino, sapeva di voler sfidare sé stesso in un modo che fosse tanto estetico quanto fisico e mentale. Con l’aiuto dei guardiani delle baite locali, degli amici e di una traccia GPX approssimativa da seguire, Kilian ha attraversato la catena montuosa, collegando tutte le principali vette da 3000 m in soli 8 giorni. Lungo il percorso ha notato prove di ritiro dei ghiacciai, ha sperimentato l’offuscamento dei giorni e delle notti e ha riscoperto le montagne della sua madrepatria.

Dalla Cresta Carnica tra Veneto e Tirolo Orientale austriaco, passando per i valichi che dividono il Bellunese dal Sudtirolo nelle Dolomiti di Sesto, alcune riflessioni portano a rianalizzare il significato del termine “confini”. Non più linee divisorie, ma aree di incontro e scambio tra varie “alterita” etnolinguistiche, etnosacrali ̀ ed etnopolitiche determinate dal tragico lascito dell’antiutopia dei nazionalismi. Ciò che per alcuni divide, la lingua, gli usi, la religione, l’appartenenza regionale o statale va in realtà visto come particolarità, ricchezza portata in dote da popolazioni che vivono contatto. Rifugi e rifugisti “di frontiera” sono i testimoni del cambio di ruolo da “guardiani” a “custodi” di un’area di nuove identità europee.

mercoledì 19 febbraio

In mezzo all’Oceano Antartico, a metà strada tra l’Australia e l’Africa, un vulcano innevato, alto 2.745 metri, sorge dal mare come una Grande Balena Bianca. Per cinque volte la montagna ha tentato di uccidere il gruppo che per primo ha provato a scalarla. Eppure, ancora una volta levano l’ancora, navigando nelle acque più insidiose al mondo, questa volta con il leggendario Bill Tilman come capitano. Questa è la storia straordinaria di entrambe le spedizioni, raccontata da chi le ha vissute; uno di loro canta le gesta di questi impavidi avventurieri, per dare giustizia a questo viaggio epico.

giovedì 20 febbraio

Give back è un documentario avvincente che esplora il mondo del soccorso in montagna, mettendo in luce il ruolo vitale svolto dai professionisti dedicati nel garantire la sicurezza di coloro che ne hanno bisogno. Attraverso racconti personali, interviste illuminanti e suggestivi elementi visivi, il film dipinge un vivido ritratto delle sfide associate al soccorso in montagna.

Tutti noi sappiamo quant’è piacevole immergersi in un bosco: il vento che accarezza gli alberi, l’odore della terra bagnata, i raggi di sole che filtrano tra le foglie… tutto è come dovrebbe essere, in un virtuoso equilibrio naturale. Ma quand’è stata l’ultima volta che ti sei immerso nella natura? Semplicemente ad osservare e ad ascoltare? – Questa è la domanda che ho voluto rivolgere allo spettatore mentre montavo il video

Il 19 agosto del 1573 Francesco De Marchi scala il Corno Grande realizzando un’impresa epica per il suo tempo: raggiungere una vetta per la curiosità di salire quella che lui riteneva la montagna più alta d’Italia. Intrecciato alla fiction vi è un racconto documentaristico in cui esperti e conoscitori dell’impresa, come Vincenzo Brancadoro, gli storici Stefano Ardito e Roberto Mantovani, l’alpinista Hervè Barmasse, il geologo Mario Tozzi, ci parleranno, sui luoghi stessi della scalata alla vetta del Gran Sasso. Protagonista assoluto è il Gran Sasso d’Italia, il massiccio montuoso più alto degli Appennini.

venerdì 21 febbraio

In questo accattivante secondo capitolo del progetto “Opening Path”, il coraggioso team femminile di alpiniste della FEDME intraprende un’emozionante spedizione per esplorare le maestose montagne lungo la costa orientale della Groenlandia. La spedizione si svolge in un campo base autogestito che si estende per un impressionante periodo di 30 giorni. Questo campo funge da epicentro strategico da cui gli intrepidi alpinisti pianificano ed eseguono le loro incursioni sulle imponenti vette della regione. L’autogestione aggiunge un ulteriore livello di abilità e resilienza al canale, evidenziando la capacità del team di adattarsi ed eccellere in condizioni avverse.

Nel giugno 2023, Eric de Cima e Marta Jiménez hanno completato il primo BASE jump della storia dal Torreón de Galayos nella Sierra de Gredos. Questi due parapendisti sono saliti fino al punto di uscita per saltare lungo il leggendario percorso di Teógenes. Questa è stata la stessa via utilizzata dagli alpinisti Teógenes Díaz e Ricardo Rubio per la prima salita del Torreón de Galayos nel 1933.

Il film documentario segue un viaggio avventuroso alla scoperta delle montagne e delle creste meno conosciute d’Europa, esplorando luoghi che la maggior parte delle persone tende a evitare o a trascurare. Oltre all’aspetto sportivo, il documentario esplora anche un lato spirituale, evidenziando come la montagna possa essere un luogo di concentrazione e meditazione, soprattutto in situazioni pericolose.

Ogni anno in Italia circa 100 persone vengono travolte da valanghe mentre sono in alta montagna. Nel 2014 una valanga ha travolto Dario Tubaldo, regista e filmmaker lombardo, mentre stava girando un documentario sullo snowboard alpinismo, lasciandolo miracolosamente illeso. Dieci anni dopo “Ritorno al Breithorn” è la storia del viaggio di Dario verso il luogo dell’incidente per riflettere sulla montagna, i suoi rischi e la sua bellezza, accompagnato da vecchi e nuovi amici: Stefano Fontanelle, pionere dello snowboard alpinismo in Valle d’Aosta; Ettore Personnettaz, freerider valdostano protagonista di discese estreme in splitboard, e Shanty Cipolli, giovane Guida Alpina valdostana.

Il film mostra la meraviglia del Canton Grigioni, con le sue vette maestose e panorami mozzafiato. È un viaggio che il regista ha intrapreso con la compagna, mentre percorrevano le creste dell’Engadina. Un’avventura nata per caso e che si è rivelata tra le più divertenti del 2024, immersi in un paesaggio che invita alla riflessione e alla scoperta, perfetto per chi ama la montagna e la sua storia.

L’evento è sostenuto dalla Fondazione Giorgio Zanotto.

Si ringraziano Marchio Baldo, BaldoGo, Rifugio Telegrafo ed equipENatura che organizzeranno un aperitivo offerto al pubblico prima dell’apertura della serata inaugurale, il 18 febbraio.

Il Festival, che fa parte del Circuito “Spirit of the mountain”, si articola in cinque serate presentate dal Presidente del Festival Roberto Gualdi. Oltre al concorso cinematografico internazionale, il Festival promuove la montagna anche attraverso la fotografia, la musica e l’incontro con ospiti.

102 i film iscritti a questa edizione giunti da 14 nazioni; 11 i film selezionati e proiettati durante le serate del Festival.

La Giuria è composta da: Piero Carlesi, Presidente, e dai membri Nicola Bionda e Giuseppe Spagnulo.

21 sono gli scatti del Concorso Fotografico promosso dalla Fondazione Giorgio Zanotto e proiettati tutte le sere sul grande schermo.

Ogni sera si apre con un breve talk con la partecipazione di ospiti, quale momento collaterale alle proiezioni dei film internazionali.

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